Cosa facciamo

 

Cosa facciamo

Le ricerche fin qui condotte su Piero della Francesca e Leonardo sono pionieristiche di una nuova era di studi con metodologie scientifiche applicabili al mondo dell’arte e non solo. Un progetto unico e originale, finora mai proposto o sperimentato. Alla base c’è sempre una prima intuizione, che non avviene mai sull’intero fondale ma su un dettaglio, il più caratteristico e appariscente. Il tassello evidenziato, grazie ad una consolidata memoria dei paesaggi della storia dell’arte e una meticolosa conoscenza dei paesaggi oggi, va ben presto curiosamente a combinarsi con quello a cui oggi appartiene.

Da quel momento inizia la ricerca dell’intero fondale.

Dopo le nostre iniziali esperienze si è poi maturato e potenziato un metodo sempre più ampio e multidisciplinare, capace di coinvolgere gli aspetti storici legati al territorio, le biografie degli artisti, i documenti dei committenti delle opere, gli aspetti matematici, ecologici e di evoluzione del clima per spiegare le possibili modifiche ambientali.

Grazie alla tecnologia informatica (Analisi d’immagine e Digital Elevation Models), ogni territorio preso in considerazione è stato rilevato e analizzato. Inoltre, il contributo tecnologicamente più avanzato è giunto di recente dall’utilizzo di droni che permettono di effettuare voli virtuali ad alta quota in grado di catturare le stesse aree dipinte dai pittori.

Lo studio del territorio come analisi scientifica delle componenti che lo hanno formato e modificato – modificazioni causate dalla geologia, dal clima e dall’uomo – costituisce la base per la comprensione della rappresentazione artistica.

I grandi artisti del Rinascimento hanno definito un nuovo paradigma per lo studio dei paesaggi d’arte partendo dal concetto che dietro una rappresentazione pittorica di un territorio non c’è solo il respiro lirico di un paesaggio ma ad esso si accompagna sempre il rigore dello studio scientifico.

Premesso quindi che i pittori rappresentavano i fondali con estrema fedeltà, come fossero “fotografie”, l’opera diventa un vero documento storico, l’unica testimonianza dell’antica morfologia di quei territori.

Alla grande passione e allo spirito di ricerca che ci ha sempre accompagnato nel tentativo di ricomporre la verità storica sui fondali, è seguito il desiderio, tradotto oggi in un progetto, di offrire visibilità ai paesaggi, così da permettere a chiunque voglia attraversare questi luoghi, di ripercorrere i passi dei grandi pittori e giungere, infine, ad ammirare i paesaggi dipinti.

Da tempo, gli storici dell’arte hanno cercato di collocare geograficamente i paesaggi che ispirarono i grandi pittori rinascimentali. Mentre la gran parte è arrivata alla conclusione che si trattasse di paesaggi immaginari una pittrice e fotografa di paesaggi, Rosetta Borchia e una geomorfologa, Olivia Nesci, docente universitaria, li hanno rintracciati in luoghi reali riconoscibili tra le colline e le rupi del Montefeltro, tra Marche, Emilia Romagna e Toscana.

Uno dei più geniali pittori del ‘400, Piero della Francesca, ebbe fortuna e onori lavorando per molte delle famiglie regnanti dell’Italia Centrale. In varie occasioni, per raggiungere le ricche corti di Urbino e di Rimini dalla nativa Sansepolcro, viaggiò lungo le valli del Metauro e del Marecchia sulle stesse strade che possiamo percorrere ancora oggi, incontrando gli stessi paesaggi.

Lunghe ricerche, iniziate nel 2006, hanno portato alla scoperta di ben sette fondali che Piero della Francesca aveva rappresentato in alcune delle sue opere più celebri. Alcuni specchi d’acqua, dipinti nel ‘400, sono scomparsi nei secoli, ma le indagini geologiche hanno testimoniato la loro esistenza. Rilievi e versanti modificati a causa delle frane, sono stati ricostruiti tramite analisi geomorfologiche.