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Rosetta Borchia , Olivia Nesci

“CODICE P. Atlante illustrato del reale paesaggio della Gioconda.”

2012. Mondadori Electa. ISBN 978883709277.

Dopo quattro anni di ricerche Rosetta Borchia, pittrice e fotografa di paesaggi e Olivia Nesci, docente di Geografia fisica presso l’Università di Urbino, hanno dato alle stampe il risultato del loro lavoro scientifico: il ritrovamento del reale paesaggio della Gioconda.
Olivia Nesci e Rosetta Borchia sono note come cacciatrici di paesaggi. La loro professione è iniziata nel 2007 con la scoperta nel Montefeltro di sette paesaggi riconducibili alle opere pittoriche di Piero della Francesca.

Contemporaneamente alle ricerche sul paesaggio delle cacciatrici, Roberto Zapperi, storico e a lungo redattore al Dizionario biografico dell’Enciclopedia Treccani, nel 2009, ritrovava la vera identità della dama. Identità, peraltro, non nuova, perché i più grandi storici di Leonardo (Chastel, Pedretti, Perrig…) l’avevano già dichiarata fin dagli anni cinquanta, ma la loro tesi, chissà per quale motivo, non è mai stata considerata dai media. Ora ogni mistero è svelato. La donna ritratta è Pacifica Brandani, dama alla corte di Urbino, amante di Giuliano de’ Medici, morta dando alla luce il figlioletto avuto da Giuliano. Alle spalle della dama,una veduta aerea estesissima sull’antico Ducato di Urbino vista dalle alture della Valmarecchia, oggi territorio appartenente alle Marche, all’Emilia Romagna e in parte alla Toscana.

Mai le due ricercatrici avevano pensato di cercare lo sfondo della Gioconda: troppo conteso e già rinvenuto altrove. Al contrario, amano dire: “è Pacifica che ci ha cercato, che ci è venuta incontro”. Perché Codice P? P come Paesaggio, perchè per entrare in quel paesaggio ed identificarlo, occorreva prima trovare la chiave con cui Leonardo l’aveva secretato. La chiave si chiama compressione, una tecnica di rappresentazione prospettica che coglie e sintetizza la bellezza. Dunque la scoperta di un nuovo paradigma del paesaggio, un esperimento sulla realtà che, affermano le ricercatrici, assume un significato innovativo. In secondo luogo perché tra i codici di Leonardo (codice Arundel, Royal Library -London), Borchia e Nesci hanno rinvenuto alcuni disegni preparatori di quel paesaggio, mai prima d’ora riconosciuti. Infine, perché la dama ritratta non è Monna Lisa ma donna Pacifica Brandano di Urbino.

Quando Leonardo fece quei disegni? Due le possibili date:
-nel 1502, quando al seguito di Cesare Borgia spaziava in quei territori nella veste di Soprintendente generale alle fortificazioni militari;
-nel 1516, durante un viaggio da Roma a Bologna, fatto insieme a Giuliano de’ Medici e Papa Leone X. Lasciata la Toscana, si imboccava la via Ariminensis, proprio dentro il paesaggio dipinto da Leonardo.
Rosetta Borchia e Olivia Nesci hanno ricostruito passo passo il percorso creativo di Leonardo. Ne è nato così questo Atlante. Un paesaggio così esteso e complesso, d’altra parte, poteva essere raccontato solo con immagini. Ben 164 le tavole illustrate (foto aeree, immagini satellitari, panoramiche, schemi geomorfologici) che mettono a confronto il paesaggio di Leonardo e quello di oggi. Questo per rendere partecipe il lettore e l’appassionato di questa grande, affascinante scoperta che certo non lascerà insensibile il mondo dell’arte.

Il paesaggio invisibile_CopertinaRosetta Borchia , Olivia Nesci

“Il paesaggio invisibile.”

2008. Il lavoro editoriale. ISBN 978887666905.

“Un’avventura tra i dipinti di Piero e le colline del Montefeltro affascinante come una detective story. Il diario di un anno alla ricerca della poesia, del Genius Loci e di una misteriosa città scomparsa. Il libro che ha inventato una nuova scienza: il landscape busting.”
Come in Blow up di Antonioni la storia comincia da un casuale ingrandimento fotografico che suggerisce una singolare somiglianza tra alcuni paesaggi del Montefeltro e quelli dipinti da Piero della Francesca nei Dittici dei duchi conservati agli Uffizi, da molti e per molti anni prevalentemente considerati come dei paesaggi ideali. Fin qui la coincidenza scoperta potrebbe essere solo una osservazione superficiale, magari dettata da affetto e amor di patria. Ma le due autrici non placano facilmente la loro curiosità e cominciano una ricerca appassionata quanto faticosa tra le colline e le rupi feltresche per trovare il punto di osservazione dal quale Piero può aver dipinto i suoi paesaggi.
Il libro è la storia avventurosa di questi tentativi; delle scarpinate, delle analisi dei dati al computer di una pittrice-fotografa e di una geomorfologa che mescolano le reciproche competenze per verificare, attraverso un percorso logico e scientifico stringente, continuamente in dialogo con gli elementi che di volta in volta emergono dalle indagini, la fondatezza della loro prima intuizione.
Come in una detective story emergono pian piano argomenti finora sconosciuti, raccontati con un ritmo che travolge e un entusiasmo che contamina, che non debbono più la loro fondatezza alle sole impressioni percettive. Quasi per paradosso, infatti, laddove le apparenze non tornano, negli spazi in cui il profilo del paesaggio reale sembra non combaciare con i dipinti, si rivela la fondatezza della ricostruzione di Rosetta Borchia e di Olivia Nesci. L’occhio della geomorfologia e della storia naturale consente infatti di scoprire che proprio là si sono verificati con grande probabilità dei cambiamenti e che, una volta ricostituito il quadro, le tessere del mosaico tornano miracolosamente a posto, confermando l’identità dei luoghi e rivelando notizie storico-geografiche e scientifiche del tutto nuove.
Il diario di un’avventura intellettuale che è anche la proposta per una nuova disciplina: l’archeologia dei paesaggi. E di una nuova passione: il landscape busting.